Deejay Power: controtendenze di tendenza
di Ivo Germano

Milingo e milongue estive a parte, i protagonisti dell'estate dalle disco di periferia a quelle roboanti e spettacolose sono i dee-jay e i vee-jay. Già proprio loro, quei signori e signore che un tempo selezionavano musica e canzoni sulle orme americane di Lupo solitario nell'estate hanno dato luogo al nuovo potere discografico. Deejay power allora, nel senso che nella stagione della musica globale i dischi non sono più tecnicamente girati, ma suonati, collaborati, trasformati. Coccoluto, Fargetta, Prezioso e tanti altri scandiscono il ritmo post-contemporaneo di Pan, fra serate interminabili e apparizioni video. Colonizzando i lunedì notte (o mattina?) di Ibiza, monopolizzando il mercato, nel fato di un disco di successo. Radio, discoteche, club priveé e altri luoghi danzanti. Intrattenimento ed esperimento del mondo musicale e delle diverse appartenenze notturne, maniache e solamente fortuite. Quello che è precluso oramai alle rockstar nei loro buenretiro toscani o francesi, è assolutamente concesso e permesso al DJpower, con le sue trasgressioni -poche in verità- e molti sentimenti neoconformisti. 

Ad una fase pionieristica, solitaria e davvero sperimentale subentra l'assoluto leaderismo del popolo che balla e di quello che fruisce e percepisce la musica televisivamente e radiofonicamente. Global, come nelle pubblicità di Toscani, aperti e irrequieti, i figli minori di Claudio Cecchetto, forse uno dei testimoni del mutamento del costume e del consumo giovanile. Che se fosse nato oltreoceano qualche regista gli avrebbe certamente dedicato più di un epopea filmica, qualche autore lo avrebbe descritto in un libro di successo e probabilmente sarebbe munito di una segretaria efficientissima per gestirgli inviti e presenze ai talkshow di prima e seconda serata. E prima del Claudio nazionale vennero Arbore, Boncompagni, Pergolani, Barbot, Jocelyn, l'Olandese volante, i ragazzi di Discoring e PopCorn, Awanagana, il signore del quiz show all'italiana, Jerry Scotti.

Soprattutto, fu Deejay television molto prima che Kurt Koban trainasse in Italia Mtv a "benedire" il fiume della curiosità e della innovazione, videoclip dopo videoclip, canzoni da cantare e da vedere. L'occhio, l'orecchio di molti di quelli che producono, selezionano, mettono in circolo il cuore pulsante della musica che è e che sarà. Ed è subito hype, fascinazione e seduzione, ricombinazione e spezzatino per le star della musica pop. Anzi, il DJpower è la reale dimensione industriale di Poplandia, non fosse altro perché da Madonna a Britney Spears, dagli N'sync a Moby, dai Fatboy Slim a Goldie tutto quanto è musica e premio musicale ruota attorno ai signori della musica veloce.

Radio e discoteche sono le passerelle se non proprio gli "archi di trionfo" della forza centrifuga dei suoni bassi, linguaggio sempre più particolare ed iniziatico della nostra vaga epoca. Epoca vaga, ma con musica che è al contempo informazione e pubblicità, gioco della fama e percorso di celebrità. Logo che si traveste da nologo, ma che è inseguito dalle vituperate multinazionali del vinile e del cd. Logo che da nologo, marca postpunk, emuli del tariconismo e del briatorismo nazionale, le cowgirl e badgirl glamourous e di tendenza che fanno dell'aperitivo un credo esistenziale ed un esercizio di stile sulle note del buddha-bar e café del mar, surfisti senza surf e bikers con cani in sella senza la route '66. Sarà solo un disco che gira. Ma gira su due lati di Poplandia. E come direbbe Paolo Conte: dancing!

7 settembre 2001

ivogermano@libero.it



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