Da "Chi" a "Chi è" il passo è lungo
di Vittorio Mathieu
[02 lug 07]


Quando si è qualcuno (come diceva Pirandello) si ha il nome sul “Chi è”. Quando si è qualcosa di meno si trova il proprio nome su periodici specializzati, in primo luogo “Chi”. Per accedervi occorrono prestazioni letterarie, canore, o semplicemente sessuali, purché abbiano una vena di stranezza. Così si diviene persona pubblica, e può darsi che ciò dia fastidio, ma è più facile che il contrario generi frustrazione.

Quali meriti o demeriti portano alla notorietà? Impossibile elencarli tutti e difficilissimo stabilire in che punto abbia inizio il circolo virtuoso. Da un lato “Chi” o altri organi analoghi vanno in cerca di talenti da scoprire; dall’altro gli scoperti diventano talenti appunto perché “Chi” se ne occupa. Un tempo bastava essere il principe ereditario (o il terzo o quarto nella linea di successione) perché i tabloid se ne interessassero. Oggi temo che la linea di successione anche della corona d’Inghilterra sia nota solo a chi legge i tabloid inglesi.

Diversissima la situazione in prospettiva storica. Qui la notorietà del personaggio deriva tutta da quella dell’autore. Il caso più significativo è Dante: parla di centinaia di personaggi, di cui noi conosceremmo al più una decina se lui stesso non ce ne avesse parlato. Io ho conosciuto un Folco Portinari scrittore del secolo scorso, ma conosco molto di più Folco Portinari come padre di Beatrice. Ho conosciuto una scrittrice (figlia del senatore Vittorio Cian) che firmava Gentucca, ma non mi viene in mente lei, bensì Lucca quando odo quel nome. Non parliamo – tanto per restare a Lucca – di un figuro come Bonturo Dati: neppure il Carducci probabilmente lo citerebbe se Dante non lo avesse portato a esempio di baratteria, cioè del dire “sì” anziché “no” per accedere alla richiesta di un atto pubblico. Oggi la corruzione è diffusa come a Lucca. Qualcuno è stato accusato di corruzione in atti giudiziari perfino per aver ottenuto una sentenza sfavorevole da un giudice diverso da quello a cui avrebbe trasferito una somma. Ma senza la celebre antifrasi dantesca: “Ognun v’è barattier fuorché Bonturo”,.Barattieri sarebbe per noi solo il nome di alcune famiglie nobili.

Dante era una malalingua e gli era più facile parlar male dei Malatesta che bene dei Malaspina. I giornalisti d’oggi non riescono ad emularlo: ad eternare tutti coloro di cui si occupano.

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