Quando si è
qualcuno (come diceva Pirandello) si ha il nome sul “Chi è”. Quando
si è qualcosa di meno si trova il proprio nome su periodici
specializzati, in primo luogo “Chi”. Per accedervi occorrono
prestazioni letterarie, canore, o semplicemente sessuali, purché
abbiano una vena di stranezza. Così si diviene persona pubblica, e
può darsi che ciò dia fastidio, ma è più facile che il contrario
generi frustrazione.
Quali
meriti o demeriti portano alla notorietà? Impossibile
elencarli tutti e difficilissimo stabilire in che punto
abbia inizio il circolo virtuoso. Da un lato “Chi” o altri
organi analoghi vanno in cerca di talenti da scoprire;
dall’altro gli scoperti diventano talenti appunto perché
“Chi” se ne occupa. Un tempo bastava essere il principe
ereditario (o il terzo o quarto nella linea di successione)
perché i tabloid se ne interessassero. Oggi temo che la
linea di successione anche della corona d’Inghilterra sia
nota solo a chi legge i tabloid inglesi.
Diversissima la situazione in prospettiva storica. Qui la
notorietà del personaggio deriva tutta da quella
dell’autore. Il caso più significativo è Dante: parla di
centinaia di personaggi, di cui noi conosceremmo al più una
decina se lui stesso non ce ne avesse parlato. Io ho
conosciuto un Folco Portinari scrittore del secolo scorso,
ma conosco molto di più Folco Portinari come padre di
Beatrice. Ho conosciuto una scrittrice (figlia del senatore
Vittorio Cian) che firmava Gentucca, ma non mi viene in
mente lei, bensì Lucca quando odo quel nome. Non parliamo –
tanto per restare a Lucca – di un figuro come Bonturo Dati:
neppure il Carducci probabilmente lo citerebbe se Dante non
lo avesse portato a esempio di baratteria, cioè del dire
“sì” anziché “no” per accedere alla richiesta di un atto
pubblico. Oggi la corruzione è diffusa come a Lucca.
Qualcuno è stato accusato di corruzione in atti giudiziari
perfino per aver ottenuto una sentenza sfavorevole da un
giudice diverso da quello a cui avrebbe trasferito una
somma. Ma senza la celebre antifrasi dantesca: “Ognun v’è
barattier fuorché Bonturo”,.Barattieri sarebbe per noi solo
il nome di alcune famiglie nobili.
Dante
era una malalingua e gli era più facile parlar male dei
Malatesta che bene dei Malaspina. I giornalisti d’oggi non
riescono ad emularlo: ad eternare tutti coloro di cui si
occupano.
(c)
Ideazione.com (2006)
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