Sono nato e
cresciuto tra magistrati e figli di magistrati. Da piccolo volevo
fare il piantatore ma da grandicello volevo fare l’avvocato. Mi
piace perciò il gioco delle parti nel processo, se è condotto bene.
Quando ero segretario di una commissione di inchiesta lavoravo per
un alto magistrato a riposo. Era un inquisitore (procura militare,
procura generale presso la Cassazione), ma conosceva bene i doveri
anche dei giudicanti, nonché quelli della propria controparte, i
difensori. Nell’avvocato apprezzava soprattutto l’abilità nel
ricorrere a vizi di forma e di procedura. Su questioni di fatto,
infatti, è difficile raggiungere la certezza; e sulle questioni di
diritto, purtroppo, anche. Non escludeva che un avvocato e un
giudice potessero adoperarsi anche contro ciò che conoscono come
vero: ma sapeva che questo richiede una mentalità giuridica molto
sviluppata e un’abilità consumata nell’azzeccare i garbugli
favorevoli e non aggrapparsi a garbugli fasulli.
Ai
miei tempi la maggioranza dei magistrati era accusata di
conservatorismo. Questa accusa è facile perché il diritto
tende a conservare: sia pure a conservare solo ciò che si
possiede a buon diritto. Oggi la maggioranza dei giudici è
accusata di essere eversiva, grazie a interpretazioni
“innovative” della legge. Questo richiederebbe un’abilità
ancor superiore; ma, grazie al Pci, sono entrati in
magistratura uditori giudiziari poco preparati; e, grazie a
leggi promosse dalla Dc, hanno fatto carriera in base
all’anzianità. Ne viene che molto spesso chi riceve un
avviso di garanzia dice: “Sono tranquillo, ho fiducia nella
magistratura”, mentre pensa l’esatto contrario.
Naturalmente ci sono ancora molti giudici “all’antica” (e
anche qualche procuratore). Ma fino a poco tempo fa non
avevano il coraggio di farsi valere. Temevano il Csm, che
all’inizio contava eletti eccellenti e svolgeva bene il
proprio compito, ma oggi si arroga funzioni non sue,
compresa quella di giudicare il merito delle sentenze e di
promuovere o bocciare chi le ha pronunziate. Il rimedio è
che i magistrati che preferiscono una carriera in base al
merito divengano sempre più coraggiosi e quindi sempre più
numerosi. Non c’è dubbio, del resto, che il coraggio sia una
delle doti più preziose di un magistrato.
(c)
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