Magistrati, conservatori o eversori?
di Vittorio Mathieu
[11 lug 07]


Sono nato e cresciuto tra magistrati e figli di magistrati. Da piccolo volevo fare il piantatore ma da grandicello volevo fare l’avvocato. Mi piace perciò il gioco delle parti nel processo, se è condotto bene. Quando ero segretario di una commissione di inchiesta lavoravo per un alto magistrato a riposo. Era un inquisitore (procura militare, procura generale presso la Cassazione), ma conosceva bene i doveri anche dei giudicanti, nonché quelli della propria controparte, i difensori. Nell’avvocato apprezzava soprattutto l’abilità nel ricorrere a vizi di forma e di procedura. Su questioni di fatto, infatti, è difficile raggiungere la certezza; e sulle questioni di diritto, purtroppo, anche. Non escludeva che un avvocato e un giudice potessero adoperarsi anche contro ciò che conoscono come vero: ma sapeva che questo richiede una mentalità giuridica molto sviluppata e un’abilità consumata nell’azzeccare i garbugli favorevoli e non aggrapparsi a garbugli fasulli.

Ai miei tempi la maggioranza dei magistrati era accusata di conservatorismo. Questa accusa è facile perché il diritto tende a conservare: sia pure a conservare solo ciò che si possiede a buon diritto. Oggi la maggioranza dei giudici è accusata di essere eversiva, grazie a interpretazioni “innovative” della legge. Questo richiederebbe un’abilità ancor superiore; ma, grazie al Pci, sono entrati in magistratura uditori giudiziari poco preparati; e, grazie a leggi promosse dalla Dc, hanno fatto carriera in base all’anzianità. Ne viene che molto spesso chi riceve un avviso di garanzia dice: “Sono tranquillo, ho fiducia nella magistratura”, mentre pensa l’esatto contrario.

Naturalmente ci sono ancora molti giudici “all’antica” (e anche qualche procuratore). Ma fino a poco tempo fa non avevano il coraggio di farsi valere. Temevano il Csm, che all’inizio contava eletti eccellenti e svolgeva bene il proprio compito, ma oggi si arroga funzioni non sue, compresa quella di giudicare il merito delle sentenze e di promuovere o bocciare chi le ha pronunziate. Il rimedio è che i magistrati che preferiscono una carriera in base al merito divengano sempre più coraggiosi e quindi sempre più numerosi. Non c’è dubbio, del resto, che il coraggio sia una delle doti più preziose di un magistrato.

 

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