Il comitato
olimpico internazionale ha escluso Oscar Pistorius, privo degli arti
inferiori, dalle gare di corsa delle prossimi Olimpiadi di Pechino
perché la protesi di cui si serve gli darebbe un ingiusto vantaggio.
E’ il trionfo della tecnologia; e dobbiamo rallegrarcene perché
siamo tutti pieni di protesi, dalla dentatura ai pace-maker. Ciò a
cui non arriva la selezione naturale lo farà la tecnologia. Ai
profani però riesce difficile capire come uno o più arti artificiali
possano dare un ingiusto vantaggio a chi se ne serve. Senza dubbio
se la sedia a rotelle di un invalido fosse munita di un motore da 30
cavalli, l’invalido arriverebbe primo sui diecimila metri piani,
senza meritare la medaglia d’oro. Ma se la protesi non sviluppa un
lavoro, come un motore, è strano che conferisca a chi la usa una
forza motrice che non possiede in proprio.
Può
darsi che i più nel correre traggano un vantaggio da quelle
protesi che sono le scarpe. Le popolazioni del Kenya e
dell’Etiopia ne fanno a meno, ma non pretendono per questo
che anche gli altri corrano scalzi. Né il comitato olimpico
obbliga tutti a correre senza scarpe, ma sembra che sia solo
una questione di maggioranza: simmetricamente chi è in
assoluta minoranza come portatore di una data protesi è
tenuto a togliersela se vuole concorrere con gli altri. Non
così, ad esempio, chi tiene in pubblico una lectura Dantis:
non è tenuto a togliersi gli occhiali. E se Beethoven
vivesse oggi non mancherebbe di usare apparecchi acustici
per rendersi conto delle cacofonie che quasi tutti i
direttori d’orchestra producono quando eseguono il finale
della Nona. Ma il Cio non è così lassista: considera le
protesi alla stregua del doping.
(c)
Ideazione.com (2006)
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