Diciamo spesso: “Un
euro, dunque duemila lire”. E aggiungiamo: però con un euro si
compra molto meno di quanto si comprava con duemila lire. I prezzi
sono stati aggiustati in modo che con un euro si compra ciò che si
comprava con mille lire”. Questo discorso non tiene conto di molte
cose, in primo luogo dell’inflazione, che c’è sempre – a un tasso
più o meno elevato – in ogni moneta. Tra quando fu stabilito un
cambio fisso tra euro e lira e il momento in cui l’euro ha
sostituito di fatto la lira è passato del tempo, perciò sul loro
valore effettivo ha agito l’inflazione. Se paragonassimo l’euro alla
lira d’anteguerra, ad esempio, dovremmo concludere che con un euro
al mese vive agiatamente una famiglia.
Senza dubbio il cambio
originario ha sottovalutato la lira. Ciò era interesse dei
debitori in lire, che vedevano così diminuito il loro debito
in euro. Il massimo debitore, come è noto, è lo Stato, che
contrattava con la Banca europea il tasso di cambio: non è
strano quindi che la lira sia stata sottovalutata. Ciò ha
danneggiato i creditori in lire, cioè molto spesso povera
gente; ma questo avviene sempre con l’inflazione. Dopo di
ciò l’euro ha rallentato, non accelerato, l’inflazione,
perché la Banca europea è meno sensibile agli interessi
degli Stati che, essendo i massimi debitori, sono quelli che
profittano di più dall’inflazione.
I grandi
operatori economici, non solo temono come la peste la
deflazione, ma si augurano un’inflazione controllata,
prevista, pianificata, perché questa rende più agevoli i
loro affari, a guisa di lubrificante. Infatti i grandi
operatori economici lavorano perlopiù con denaro preso a
prestito, su cui pagano un interesse, che diviene molto
minore se depurato dall’inflazione. In certi momenti diviene
addirittura negativo quando il tasso di interesse nominale
scende di molto, come è avvenuto nell’ultimo decennio. I
costi, però, è inevitabile che siano pagati da qualcuno, e
fa comodo farli pagare ai più deboli. Per rimediare a questa
ingiustizia non servono i decreti statali e non basta
neppure la moneta unica; ma è utile una moneta forte, contro
cui strillano spesso i poteri forti, ma non hanno ragione di
strillare i deboli.
(c)
Ideazione.com (2006)
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