Quando eravamo
piccoli, se qualcuno ci domandava “che cosa farai da grande?”,
rispondevamo: l’esploratore, o il capostazione, o (se uno voleva
godere di un’autorità indiscussa) il vigile urbano. Oggi queste
fantasie non sono scomparse del tutto dalla testa dei fanciulli, ma
i più evoluti daranno presto una sola risposta: “Da grande farò il
pensionato”. Per arrivare a questa meta, il percorso può essere
difficile, ma il traguardo è quello. Del resto anche esploratori o
capistazione non si diventava in un giorno: ogni professione implica
un tirocinio, e così lo implica anche la professione di pensionato.
I percorsi continuano ad essere differenziati ma uniformi al punto
d’arrivo e si tratta solo di raggiungerlo nel più breve tempo
possibile.
Per
questo occorre l’anzianità. Quando si è vecchi si è anziani
per definizione, ma l’abilità consiste nel diventare anziani
anche restando giovani: giovani di sistema circolatorio, ma
soprattutto di anni. A questo scopo non basta l’esperienza
dei padri: stanno sorgendo uffici di consulenza che spiegano
per ogni professione o mestiere come divenire anziani in
fretta. Mia sorella, scelto l’insegnamento, si limitò a
riscattare gli anni di laurea e ad aggiungerne altri come
orfana di guerra, ma, se avesse ad esempio insegnato
all’estero avrebbe raggiunto più anni di anzianità che di
età. Risalendo alle origini troviamo il più illustre tra i
baby-pensionati: Friedrich Nietzsche, docente di Lettere
antiche all’università di Basilea dal 1869 al 1879 e posto
in pensione a 35 anni: con una pensione eccellente, che gli
permise di vivere in località turistiche di sua scelta.
Altri professori universitari, al contrario, sentono la
pensione per limiti di età come una condanna: è per loro la
perdita della prerogativa di essere il solo titolare di una
data cattedra in un certo ambito territoriale. Poi però la
possibilità di duplicare, anzi clonare la stessa cattedra in
una stessa sede ha privato il titolare di tale privilegio,
rendendogli appetibile la pensione anche prima di aver
raggiunto il limite d’età.
Un
tempo la pensione era un privilegio concesso dal sovrano a
un singolo per un suo merito particolare. Venuta la
democrazia, il privilegio si è esteso a tutti, così come il
titolo di “signore”. “Che cosa avete fatto per meritare i
vostri privilegi?” domandava Beaumarchais ai nobili; e
rispondeva: “Nascere”. Oggi la risposta è invecchiare, ma
solo sulla carta. Ai “pensionari”, come eran chiamati in
origine i titolari di una pensione, il sovrano poteva
corrispondere una cifra adeguata. Ma oggi il sovrano è il
popolo e pensionati sono tutti, e la faccenda si è fatta
difficile, perché il sovrano deve pagare la pensione a se
stesso. Presto non ci riuscirà più e, appunto per questo,
quasi tutti cercano di andare in pensione il più presto
possibile.
(c)
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