Air One ha
lasciato cadere l’offerta di Alitalia. Non avendo trovato i fondi,
dicono alcuni. Non potendo accettare gli impegni contrattuali,
dicono altri, tra cui il presidente di Air One. Una volta tanto un
comunicato ufficiale è sincero: le clausole contrattuali fanno sì
che l’azienda valga meno di zero. L’unica clausola che permetterebbe
di dare ad Alitalia un valore positivo appare impossibile: la
soppressione dei sindacati. I sindacati hanno distrutto l’azienda
sapendo di distruggerla e i sindacalizzati non si sono opposti: non
si sa se per inerzia o per viltà. Qualcuno forse spera di uscirne
bene egualmente: la professionalità di piloti e assistenti di volo è
fuor di dubbio, ma per far perdere più di venti milioni al mese
conservare i loro privilegi è assurdo.
Quando la
crisi dell’Alitalia era ormai evidente, l’ex amministratore della
Fiat Romiti dichiarò che l’azienda doveva essere salvata in quanto
compagnia di bandiera. Del resto anche la Fiat a quel tempo si
considerava come una compagnia di bandiera. Ma lavorare in perdita
per mantenere una compagnia di bandiera si addice a sceiccati ricchi
di petrolio, non all’Italia. Il prestigio aeronautico dell’Italia è
garantito da ben altro: da capacità progettuali e dal detenere
tuttora il primato di velocità per idrovolanti (conseguito da Agello
oltre settant’anni fa). Dicono: il traffico aereo per passeggeri è
importante per l’Italia che vive di turismo. Ma gli scioperi
dell’Alitalia sono la peggior controindicazionea scegliere l’Italia
per turismo.
Sul valore
capitale costituito dagli apparecchi possono pronunziarsi solo gli
specialisti; ma ho qualche dubbio. Posso riferire soltanto ciò che
mi disse appunto uno specialista molti anni fa, quando ancora saliti
sul Torino-Roma si poteva scegliere dove sedersi. Ero con un mio
compagno di scuola divenuto direttore dell’Aeronautica d’Italia
S.p.a. della Fiat. Mi disse: “Andiamoci a sedere vicino alle ali
dove ci sono le uscite di sicurezza: questo apparecchio…”. E mi
disse i chilometri percorsi e le ore di volo che rendevano saggio il
suo consiglio. Grazie appunto all’abilità dei piloti un atterraggio
o ammaraggio di fortuna era verosimile.
(c)
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