Un compito
importante che si sono assunti gli architetti è la sistemazione del
territorio. A volte lo svolgono bene. In Francia ne ho conosciuto
uno eccellente, che vinse il secondo premio per il cimitero di Lione
(il primo premio di solito è già assegnato in partenza). In Francia,
però, il territorio è più facile da sistemare, perché è più vasto,
ci sono meno montagne, e la storia è più concentrata. In Italia ci
sono capitali dappertutto e il primo compito è rispettarle e
valorizzarle. Da Roma in giù, però, è un po’ diverso: c’è stata la
Cassa del Mezzogiorno, divenuta una specie di cassa continua, che
incoraggiava insediamenti disordinati. A Roma sud è interessante, ad
esempio, ciò che avviene intorno all’Anagnina: trecento metri di suk
dalla stazione terminale della metropolitana al sottopasso della via
Tuscolana. Tutto abusivo, perché non c’è una sistemazione del
territorio: si risolve un problema per volta, compromettendo ogni
volta la soluzione degli altri. Il Comune doveva pensarci fin da
prima che si prolungasse la linea A.
Il
principio di partenza per cominciare a sistemare il
territorio in genere è un piccolo centro, a cui fan capo le
vie di comunicazione. Intorno a Roma ce ne sono
innumerevoli, con nomi pittoreschi come Osteria del Curato o
Tor Bella Monaca, ma di valore soltanto storico, senza
attrazione attuale. C’è inoltre un intreccio di vie di
comunicazione tra centri lontani, che si è tentato invano di
coordinare con il Raccordo Anulare. Chi è già pratico su
quel raccordo si orienta, chi non lo è deve fermarsi e
riflettere sui segnali stradali. In queste circostanze gli
amministratori del Comune avrebbero dovuto progettare una
sistemazione globale a vasto raggio, mentre non pare che
l’abbiano neppure tentato.
È nato
così a Tor Vergata, non un quartiere, ma un territorio
residenziale intorno a una Università quasi irraggiungibile.
Gli abitanti del territorio traggono molti vantaggi dal
conoscerlo di persona. Sanno, ad esempio, dove dirigersi per
la toeletta di cani e gatti, molto reclamizzata, o anche per
centri di bellezza delle signore. Vivono in “palazzine”
relativamente piccole, in strade che portano i nomi di
celebrità straniere e italiane, accostati in disordine,
intorno a lunghissime strade di origine campestre o
consortile. Chi viene dall’estero, ad esempio da Roma, anche
con una mappa non riesce ad orientarsi. Dalla stazione di
Anagnina partono linee comunali e intercomunali, da
capolinea il più possibile occulti. C’è bensì nella stazione
e tutto intorno un gran numero di indicazioni, ma difficili
da interpretare e ancor più da seguire. Chi è del posto si
trova bene, chi non lo è può sviluppare una vocazione nuova:
l’esploratore urbano.
(c)
Ideazione.com (2006)
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