Giustamente ci
esortano a servirci di mezzi pubblici anziché privati per spostarci
in città. I mezzi pubblici sono però gestiti da persone che hanno un
curioso concetto del servizio: pensano bensì che l’azienda debba
servire, ma che debba servire all’azienda stessa. Ho una collezione
di aneddoti in proposito, ma ne riferisco uno soltanto. La fonte è
un cugino di mia moglie, pensionato, che trovò il tempo di andare a
lamentarsi da un alto dirigente per la scarsa frequenza con cui un
certo autobus passava sotto casa. “Strano – disse il dirigente -: ho
dato disposizioni tassative perché ne passi uno ogni dieci minuti”.
“Quanti veicoli servono contemporaneamente la linea”. “ Sei”. “E
quanto impiegano per l’intero percorso, inclusa la sosta al
capolinea?” “Un’ora e mezza” . “Allora è impossibile che ne passi
uno ogni dieci minuti”. “Giusto, è vero, non ci avevo pensato.
Provvederò”.
Statisticamente non ci sarebbe da lamentarsi: vi sono, ad
esempio, ottanta passaggi in tutta la giornata. Il grave è
che sono come il pollo di Trilussa: ne passano tre in cinque
minuti, poi nessuno. In questi casi la prima vettura è
strapiena e rallenta naturalmente; la seconda la raggiunge e
la segue a ruota; qualche volta ce n’è una terza, e poi la
morte e il nulla. Il viaggiatore esperto se vede un mezzo
strapieno aspetta il successivo. Ma la legge su cui si basa
è sempre statistica e quindi non si può mai dire con
certezza quando il passaggio successivo avverrà. Non è un
problema d’oggi. Ricordiamoci del Veneranda su “Candido”.
Fermo alla fermata, il Veneranda è interpellato da un altro:
“Anche lei aspetta l’autobus?” “No, aspetto un cammello”. “
Ma qui non passano i cammelli”. “Non passano neppure gli
autobus, e quindi non vedo la differenza”.
Una
ragione a volte c’è, ed è il traffico che varia. Il grave è
che il fenomeno si produce anche quasi in assenza di
traffico. Il fatto è che il personale ha bisogno di
chiacchierare ai capolinea, sicché qui i veicoli in sosta
sono o nulli, o più di uno. In caso di traffico il rimedio è
ovvio: chi arriva al capolinea in ritardo dovrebbe ripartire
immediatamente: ammessa solo una sosta al wc. Questa
clausola dovrebbe essere inserita nel contratto di lavoro,
in cambio di una piccola riduzione di orario. Ma l’azienda,
governata da ex sindacalisti, è autoreferenziale. In
servizio o no, le vetture devono servire al personale per
andare e tornare dal posto di lavoro.
(c)
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