Un articolo di
Luigi Cucchi su “il Giornale” di oggi ci dice che “l’industria
farmaceutica soffre per la mancanza di certezze”. Senza dubbio, se
le epidemie fossero annunciate e previste con certezza
quell’industria soffrirebbe meno. Leggendo l’articolo, però, si
scopre che non soffre poi tanto: le cifre sono trionfalistiche. Ad
esempio le industrie in parola esportano più di quanto ricavino
dalla spesa pubblica in farmacia (notoriamente superiore alla spesa
per armamenti). I 73mila addetti sono per il 90 per cento laureati;
e questo ci dà fiducia che nella parola greca “farmaco” il
significato di “medicinale” prevalga su quello di “veleno”. In più
c’è un indotto calcolato esattamente in 55mila addetti: non si
riesce a capire se questa cifra esatta includa i subfornitori, i
farmacisti o i semplici addetti alle imprese di pulizia.
Imposte e oneri sociali ammontano a un miliardo e seicento
milioni: un terzo per misure fiscali specifiche, a cui “si
aggiungono contributi sociali per un miliardo e trecento
milioni”. Ma un terzo di un miliardo e seicento milioni è
più di mezzo miliardo, e se a questo si aggiunge un miliardo
e trecento milioni di oneri otteniamo più del miliardo e
seicento milioni complessivi. L’industria farmaceutica
dovrebbe lamentarsi più di quanto non faccia.
(c)
Ideazione.com (2006)
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