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La Commissione
europea rivede le politiche agricole.
Uno dei capitoli più controversi della politica economica dell’Unione
Europea potrebbe essere al suo epilogo. Si tratta delle politiche agricole e
in particolare dei sussidi e delle protezioni che da sempre hanno
accompagnato il sostegno alle attività di settore. Sussidi e protezioni che,
specie nel dibattito degli ultimi anni, vengono messi in relazione anche con
il danno arrecato al settore agricolo di continenti come l’Africa, le cui
conseguenze si riversano negativamente anche sull’Europa: dal punto di vista
morale, dato che il nostro continente si vanta di incarnare una politica
amichevole rispetto ai paesi più poveri; dal punto di vista più concreto
perché la povertà dei paesi africani si riversa in Europa sotto forma di
immigrazione, spesso non sostenibile. L’idea di riforma è portata avanti
dalla Commissione europea, che sembra prendere la questione un po’ alla
larga, probabilmente anche per evitare le prevedibili proteste degli
agricoltori, e consiste nell’introduzione di meccanismi di incentivazione
che dovrebbero responsabilizzare gli operatori: meno sfruttamento intensivo
dei campi e dunque meno produzione agricola, più attenzione all’ambiente.
Insomma, incentivi per ridurre una produzione che spesso è in eccesso e per
ingaggiarsi nella difesa dell’ambiente. La
Bbc chiarisce meglio la questione, con ulteriori approfondimenti nei
link che corredano l’articolo.
Francia, si
ridiscute la legge sulle 35 ore.
Parte la corsa alla presidenza socialista.
Sarà probabilmente fra le riforme di Sarkozy la cancellazione della legge
sulle trentacinque ore, che fu un cavallo di battaglia del governo
socialista negli anni Novanta. Della discussione in seno al partito
neogollista ci parlano
Le Figaro e
Le Monde, e quest’ultimo dà spazio anche alle obiezioni che provengono
dalla stessa Ump, il partito del presidente. A sinistra, invece, riparte la
corsa di Ségolène Royal alla presidenza del Ps.
Le Figaro ci racconta il suo programma di cambiamento e la più ampia
competizione fra i principali esponenti: tutti giocheranno un ruolo, la gara
però sembra ridotta all’ex candidata all’Eliseo e al sindaco di Parigi
Bertrand Delanoë. Ségolène Royal riprende nel frattempo il dibattito
sulle trentacinque ore per marcare la differenza con l’Ump e ribadire
l’importanza della legge varata dall’esecutivo socialista:
Liberation ha raccolto le sue dichiarazioni.
L’Ucraina entra
nel Wto ma non esce dalla crisi.
L’Ucraina entra nel Wto. E’ il centocinquantaduesimo membro, come sottolinea
il
Kyiv Post. Ma gli esperti chiedono al fragile governo di Julia
Timoshenko energiche riforme in campo economico, in verità sempre più
difficili a causa dell’instabilità ormai cronica dell’esecutivo. La guerra
fra gli ex leader arancioni è diventata quotidiana e del colore della
rivoluzione sono rimaste solo le arance che i due ex alleati si tirerebbero
volentieri addosso. Il presidente Viktor Jushchenko, che secondo l’agenzia
Unian ha pronta una proposta di legge per abbattere tutti i simboli del
comunismo ancora presenti sul territorio, è ancora in polemica con il
parlamento che gli ha impedito di tenere un discorso in aula. Il rapporto
con la premier è a giorni alterni. Nel frattempo, proprio l’ingresso nel Wto
capita in un momento di rallentamento dell’economia, fino a qualche mese fa
in pieno boom. Di vera e propria stagflazione parla il
Kyiv Weekly, riportando il primo intervento nella storia ucraina in
parlamento del governatore della banca nazionale. Allarme ripreso da
Interfax che cita la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo
che ha rivisto al ribasso di mezzo punto le stime di crescita del paese:
l’inflazione è il problema che attanaglia l’Ucraina, così come le economie
di molti altri paesi dell’Europa orientale.
Germania-Polonia,
segnali di pace…
Segnali contrastanti nei rapporti tedesco-polacchi, divenuti assai rilevanti
negli equilibri continentali, d’importanza quasi pari a quelli
franco-tedeschi. Su di essi si misura la capacità della Vecchia e della
Nuova Europa di maturare un rapporto positivo nei prossimi decenni,
superando costruttivamente la fase della transizione dell’est appena
conclusasi con l’ingresso dei nuovi membri nell’Unione e seppellendo vecchi
rancori storici riemersi dopo l’ibernazione dell’era della guerra fredda. Il
nuovo governo polacco di Donald Tusk sta facendo, con la gradualità
necessaria per sfuggire alle polemiche demagogiche dell’opposizione, passi
avanti. E il quotidiano polacco
Gazeta Wyborcza racconta che il ministro degli Esteri di Berlino,
Frank-Walter Stainmeier abbia caldeggiato nella sua visita ufficiale in
Russia le richieste di Varsavia per il transito dei navigli polacchi nello
stretto del Baltico (o stretto di Pilawa in polacco). Il merito della
questione diplomatica è descritto nell’articolo: il commento osserva come
questa collaborazione fra i due governi possa essere considerato un primo
passo verso migliori rapporti.
… e segnali di
conflitto
Rapporti che invece i due gemelli Kaczynski continuano a tenere sotto
pressione: sempre da
Gazeta Wyborcza il reportage dalla Polonia occidentale, dove il gemello
ex capo del governo ha usato parole di fuoco contro la Germania in un
seminario sulla complessa questione della restituzione delle proprietà
confiscate dopo la fine della seconda guerra mondiale. Sui rapporti
tedesco-polacchi aggiungiamo dalla rivista
Cicero un articolo della professoressa Gesine Schwan, che molti deputati
dell’Spd vorrebbero contrapporre a Hörst Kohler nell’elezione alla
presidenza della Repubblica tedesca. E’ un punto di vista originale e
capovolto, perché sostiene l’asimmetria nel rapporto fra i due popoli: il
difetto sarebbe però dei tedeschi che, al contrario dei polacchi, conoscono
poco i loro vicini e ne hanno una visione caricaturale.
Dopo il voto, la
Serbia e l’Europa.
Torniamo ancora nei Balcani, area rilevante anche per gli interessi
nazionali italiani. Ancora Serbia in primo piano in due analisi del
settimanale inglese The Economist.
Il primo punta sulla difficoltà di creare un governo, nonostante sia
chiara la vittoria del partito pro-europeista di Boris Tadic.
Il secondo riflette sulle conseguenze che il risultato di quel voto avrà
sul successivo allargamento dell’Unione Europea ai paesi balcanici e
sud-orientali. In più, un lungo e approfondito articolo da
European Voice di Tihomir Loza, direttore della rivista Transition
Online, specializzata nei temi dell’Europa centro e sud-orientale, spesso
citata in questa rubrica.
Europei 2008: per
i prof. di Vienna vince la Germania
Nessun dubbio per gli accademici: il prossimo mondiale europeo lo vincerà la
Germania. Non lo dicono le stelle ma le pagine di uno studio dell’Università
di economia e business-administration di Vienna, fatto di calcoli
complicatissimi, analisi matematiche, logaritmi e radici quadrate.
Qui lo studio degli esimi professori. La Germania è certamente fra le
favorite. Ma, come dice il più famoso luogo comune del calcio, la palla è
rotonda e questo neppure un sofisticato calcolatore dell’università può
misurarlo.
Europei 2008: la
sicurezza contro il rischio terrorismo
Più preoccupanti appaiono i richiami pubblicati da alcuni quotidiani
svizzeri e austriaci su possibili attentati terroristici di al-Qaeda in
occasione delle partite (qui da
Neue Zuericher Zeitung che le riassume). La notizia non giunge inattesa:
da sempre i grandi eventi sportivi internazionali attirano la macabra
attenzione dei terroristi che potrebbero beneficiare di un effetto mediatico
straordinario. Per questo, nei limiti del possibile, le autorità svizzere e
austriache hanno preso tutte le precauzioni del caso. Preoccupa una certa
ripresa dell’attività di comunicazione online e il fatto che i due paesi non
sono stati esenti da tentativi anche di attacchi sul loro territorio (come
dimostrò lo sventato attentato al jet israeliano in Svizzera nel 2005).
Der Standard, tuttavia, pubblica un’intervista tranquillizzante con
l’esperto di terrorismo Yassin Musharbash, il quale pur valutando la
radicalizzazione dell’ambiente islamico austriaco, conferma che allo stato
attuale non vi sono minacce concrete da parte di al-Qaeda.
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