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Russia-Ue, verso
un nuovo accordo strategico.
Più che positivi i colloqui Ue-Russia che si sono svolti a Khanti-Mansiisk,
nella Siberia occidentale. Si parte con un nuovo ciclo di colloqui per un
accordo di cooperazione fra le due parti che avrà inizio a Bruxelles il 4 di
luglio. Obiettivo: un accordo strategico per impostare sul lungo periodo le
relazioni fra Europa e Russia. Il precedente, siglato nel 1997 era scaduto
un anno fa ed era stato rinnovato per un anno. Parte dunque nel migliore dei
modi, e con un evidente segnale di disgelo, la nuova era di Dmitry Medvedev.
L’agenzia
Novosti chiarisce i punti di accordo mentre
Russia Profil analizza con maggior problematicità lo stato dei rapporti
anche alla luce di un approfondito approfondimento storico. Sulle questioni
energetiche e sul confronto fra Medvedev e Putin si dilunga invece la
Bbc.
Parigi guida un
semestre Ue difficile.
Meno roseo si prevede il semestre di presidenza francese che si apre con il
mese di luglio. Dopo il paziente lavoro della piccola Slovenia (qui il
sito ufficiale con il bilancio della prima presidenza di un Paese
dell’est), Sarkozy si troverà di fronte innanzitutto il problema irlandese e
quello della ratifica del trattato di Lisbona (ne parla la
Bbc). Si attendono le ratifiche dei tredici Stati che ancora mancano
all’appello (e che verranno realizzate dai parlamenti, dunque nessuna
sorpresa in vista) e poi, ad ottobre, si tornerà a Dublino, probabilmente
per richiedere un secondo referendum. E’ la strada giusta? Un parlamentare
europeo, storico nonché eroe di Solidarnosc come Bronislaw Geremek pensa di
no e suggerisce una strada alternativa dalle pagine di
Le Monde. Intanto la Francia presenta il suo programma sul
sito ufficiale (e – bella sorpresa – c’è anche la
versione italiana). Il settimanale
The Economist enfatizza i dissapori di alcuni paesi (Germania in primo
luogo) per il progetto di Unione mediterranea che Sarkozy intende lanciare:
diciassette paesi dell’area mediterranea sono infatti invitati nel giorno
dell’inaugurazione a dar vita al nuovo organismo. Ma nicchia pure la
Turchia, che di Sarkozy non si fida e teme distrazioni dal suo obiettivo
primario: entrare direttamente nella Ue (dal quotidiano turco
Today’s Zaman). Altri temi saranno l’ambiente e l’immigrazione. Altre
spine invece verranno da est. La Croazia non ha apprezzato la dichiarazione
di Sarkozy sullo stop all’allargamento in caso di non ratifica del trattato
di Lisbona. E
Transition Online lo critica: Monsieur No.
Alla fiera
dell’est.
Scampoli di economia. La Slovacchia agguanta l’euro (primo paese dell’ex
Patto di Varsavia a introdurre la moneta europea) e l’Economist
traccia un profilo della turbolenta situazione politica. Prosegue il suo
Dang nach Osten la banca italiana Unicredit con una decisione che
tuttavia non si prospetta indolore per i posti di lavoro nelle filiali
dell’Europa occidentale. In due anni e mezzo – sostiene il
Financial Times – l’istituto italiano taglierà 9mila posti di lavoro a
ovest per impiantarne 11mila 500 ad est.
Valigie
d’Oriente.
Vorremmo tutti essere Gary Merrill e partire a spese dei nostri giornali per
un viaggio in treno e nave lunghissimo, ai confini del mondo, per raccontare
ai lettori come si faceva una volta, quando non c’erano aerei low cost e il
viaggio si faticava e si gustava passo per passo, magari lungo quei percorsi
che prendevano nomi esotici come la Valigia delle Indie che partiva da
Londra e via brindisi portava a Bombay, a cavallo di due continenti, pre
treno e per mare. Beato lui, Merrill, che il Guardiano ce lo ha mandato
lungo la linea ferrata da Cardiff in Galles ai confini della Russia asiatica
e poi in nave a Taiwan. Il racconto è uscito a puntate. Il
primo tratto, teoricamente il più banale, lo ha portato a Mosca, e da
buon britannico Merrill si perde sulla scalinata del duomo di Colonia, in
Germania, per sorseggiare la famosa Kölsch,
la fredda e amarognola birra della città che si tracanna nei bicchierini da
due decilitri.
Nel secondo, Merrill si consegna con ironia british all’avventura della
Transiberiana, dalla capitale russa a Vladivostok, porto di struggente
desolazione che ai viaggiatori ferroviari suona come il Finisterrae sempre
desiderato.
Nel terzo si cambia mezzo di trasporto e ci si imbarca alla volta di
Taiwan via Giappone. E non sorprende che ad un britannico i giapponesi
appaiano culturalmente meno distanti dei russi.
Tra kebab e
currywurst.
Il campionato di calcio europeo ha fornito attraverso le partite numerosi
spunti per uscire fuori dal rettangolo di gioco e spostare l’attenzione su
questioni di natura sociale. Questa settimana è stata la partita
Germania-Turchia a magnetizzare analisi e commenti, soprattutto in Germania
dove vive la più grande comunità turca residente all’estero (circa 3
milioni). Berlino è stato il cuore di questo derby e l’occasione per fare il
punto sullo stato dell’integrazione. I turchi sono ormai alla terza
generazione ed esiste una vera e propria categoria di turco-tedeschi,
appartenenti a due patrie, due lingue e due culture: il
Berliner Morgenpost ne ha descritto le emozioni attraverso il ritratto
di Hamit Antilop, centrocampista della nazionale turca nato in Germania e
giocatore del Bayern Monaco. Il
Tagesspiegel racconta la notte della semifinale parlando di
Sommermaerchen, una favola estiva, concetto che corrisponde un po’
all’italiano “notti magiche”: tedeschi e turchi hanno tifato insieme, gioito
e sofferto insieme, fianco a fianco nelle kneipe, nei biergarten e nei caffè
all’aperto, davanti ai maxischermi. E’ stata una notte che li ha avvicinati,
non divisi. Durerà? Secondo la
Tageszeitung (TAZ) sì: uno a zero per l’integrazione, è il risultato
della partita secondo il quotidiano di sinistra. E se pure la populista
Bild mette online una sua edizione sportiva in lingua turca, allora c’è
da sperare in meglio. Per chiudere, due articoli seri dal settimanale Die
Zeit:
un reportage dal quartiere turco per eccellenza (Kreuzberg, a Berlino) e
un
feuilleton storico sui rapporti fra Germania e Turchia. Sul Bosforo,
invece, l’attenzione si è più concentrata sul rapporto con l’Europa.
Today’s Zaman è sicuro che il segno lasciato nel campionato europeo
dalla nazionale turca avrà effetti positivi sul cammino del Paese verso
l’integrazione europea.
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