L’immenso schermo supertecnologico inizia a mostrare foto a raffica,
il leader sale sul palco. È il Casini day quello che si consuma
nell’ultimo giorno dell’Udc a congresso. L’ex presidente della
Camera lo sa e si gode il bagno di folla. Sono le prove generali di
una agognata successione, l’inizio della lunga rincorsa verso la
leadership. Gli applausi a Berlusconi di sabato perdono un po’ di
importanza man mano che Casini affronta la platea. Rispetto agli
ultimi mesi non è cambiato granché. I centristi non mollano e
continuano imperterriti la loro strategia. Nonostante Giovanardi,
nonostante la minoranza di berluscones, il partito è compatto. Vuole
un cambiamento all’interno del centrodestra, forse addirittura un
suo superamento. L’equilibrio elettorale del 10 aprile 2006 ha
legittimato i sogni di neocentrismo del popolo orfano della Balena
bianca.
È il
congresso del ritrovato orgoglio democristiano, una sorta di Dc
Pride nell’era dei Dico e del Family day. In platea c’è Arnaldo
Forlani e anche senza vederlo è impossibile non saperlo, visto che i
relatori lo salutano di continuo dal palco. Casini parte in quarta e
ricorda che in politica gli applausi contano, i voti pure, ma non
bastano. Il primo affondo a Silvio è servito. Poi Casini parla di
tante cose, forse troppe. Tanta carne al fuoco con l’intenzione
palese di incendiare gli animi moderati. Famiglia, radici cristiane,
laicità dello Stato, ambiente, energia, modernizzazione, legge
elettorale, centrodestra, sinistra, e chi più ne ha più ne metta.
Qualcuno confessa che Casini appare un po’ troppo berlusconizzato,
quasi per una sorta di legge del contrappasso. Trascina la folla e
la esalta. Almeno fino a quando critica “gli enormi costi della
politica”. Cala il gelo nel grande padiglione della nuova Fiera di
Roma. Più di qualcuno guarda beffardo l’avveniristico e costosissimo
megaschermo. Ma le foto continuano a scorrere imperterrite, nella
speranza di contribuire alla nascita di un leader.
Questa giornata sembra essere stata pensata e realizzata
appositamente. È un prova di forza, riuscita almeno in parte, nei
confronti del paese. Casini, a detta del suo popolo, vuole e può
sostituire Berlusconi. La gente ci crede, i più pensano che i tempi
siano maturi per la deposizione del “padre-padrone di Arcore”
(testuali parole di un appassionato delegato siciliano). Un
militante veneto, invece, ha paura che i tempi di manovra siano
molto stretti: “Pierferdinando deve sbrigarsi. Il momento di
incertezza e instabilità politica durerà poco. E intanto Silvio si
sta riorganizzando… e quello è tosto!”. E’ quello che temono in
molti, anche se oggi non lo dicono. Il rischio è quello di abbaiare
senza mordere per poi rientrare nei ranghi della CdL come il figliol
prodigo di biblica memoria. Ma oggi non c’è spazio per pensare a
progetti a lunga scadenza. Si è celebrato, dopo tanti anni, un rito
da prima Repubblica. Ai democristiani mancava maledettamente. E alla
Fiera di Roma si è visto eccome.
(c)
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