Casini, prove tecniche di leadership
di Domenico Naso
[16 apr 07]

L’immenso schermo supertecnologico inizia a mostrare foto a raffica, il leader sale sul palco. È il Casini day quello che si consuma nell’ultimo giorno dell’Udc a congresso. L’ex presidente della Camera lo sa e si gode il bagno di folla. Sono le prove generali di una agognata successione, l’inizio della lunga rincorsa verso la leadership. Gli applausi a Berlusconi di sabato perdono un po’ di importanza man mano che Casini affronta la platea. Rispetto agli ultimi mesi non è cambiato granché. I centristi non mollano e continuano imperterriti la loro strategia. Nonostante Giovanardi, nonostante la minoranza di berluscones, il partito è compatto. Vuole un cambiamento all’interno del centrodestra, forse addirittura un suo superamento. L’equilibrio elettorale del 10 aprile 2006 ha legittimato i sogni di neocentrismo del popolo orfano della Balena bianca.

È il congresso del ritrovato orgoglio democristiano, una sorta di Dc Pride nell’era dei Dico e del Family day. In platea c’è Arnaldo Forlani e anche senza vederlo è impossibile non saperlo, visto che i relatori lo salutano di continuo dal palco. Casini parte in quarta e ricorda che in politica gli applausi contano, i voti pure, ma non bastano. Il primo affondo a Silvio è servito. Poi Casini parla di tante cose, forse troppe. Tanta carne al fuoco con l’intenzione palese di incendiare gli animi moderati. Famiglia, radici cristiane, laicità dello Stato, ambiente, energia, modernizzazione, legge elettorale, centrodestra, sinistra, e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno confessa che Casini appare un po’ troppo berlusconizzato, quasi per una sorta di legge del contrappasso. Trascina la folla e la esalta. Almeno fino a quando critica “gli enormi costi della politica”. Cala il gelo nel grande padiglione della nuova Fiera di Roma. Più di qualcuno guarda beffardo l’avveniristico e costosissimo megaschermo. Ma le foto continuano a scorrere imperterrite, nella speranza di contribuire alla nascita di un leader.

Questa giornata sembra essere stata pensata e realizzata appositamente.  È un prova di forza, riuscita almeno in parte, nei confronti del paese. Casini, a detta del suo popolo, vuole e può sostituire Berlusconi. La gente ci crede, i più pensano che i tempi siano maturi per la deposizione del “padre-padrone di Arcore” (testuali parole di un appassionato delegato siciliano). Un militante veneto, invece, ha paura che i tempi di manovra siano molto stretti: “Pierferdinando deve sbrigarsi. Il momento di incertezza e instabilità politica durerà poco. E intanto Silvio si sta riorganizzando… e quello è tosto!”. E’ quello che temono in molti, anche se oggi non lo dicono. Il rischio è quello di abbaiare senza mordere per poi rientrare nei ranghi della CdL come il figliol prodigo di biblica memoria. Ma oggi non c’è spazio per pensare a progetti a lunga scadenza. Si è celebrato, dopo tanti anni, un rito da prima Repubblica. Ai democristiani mancava maledettamente. E alla Fiera di Roma si è visto eccome.

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