La Cina corre
a due velocità. Se una verità può essere raccontata senza paura di
smentita sull’Impero di mezzo è proprio questa, la sua doppiezza,
l’abisso che separa le grandi province orientali e le città costiere
che trainano l’economia mondiale, dalle campagne aspre e
sottosviluppate e dalle zone montuose e remote ai confini con l’Asia
centrale. Due realtà parallele, che non si incontrano quasi mai in
un paese che inibisce la migrazione interna e autorizza l’esodo
rurale solo quando serve ad iniettare forza lavoro nelle industrie.
Una nazione complessa, di cui l’Occidente percepisce solo la piccola
parte che brilla sotto i riflettori della globalizzazione e che
persino i cinesi ignorano nella totalità a causa della severa
censura dell’informazione ancora praticata dal governo. L'ossessione
per il controllo dei media è tale che il comitato centrale oggi non
si accontenta di orientare la stampa nazionale ma cerca di
influenzare anche quella estera. L'obbiettivo è quello di
accreditare l'immagine di una Cina prospera e pacifica, ideale per
ospitare gli investimenti stranieri.
Proprio per dipingere questo quadro, alla fine di maggio del
2007, l’Ufficio informazione dello Zhejiang, una ricca
provincia a sud di Shanghai dove la vita scorre ovattata da
un discreto e diffuso benessere, ha organizzato un imponente
evento mediatico. Una settantina di giornalisti e fotografi
europei ed africani sono stati ospitati a spese dei
contribuenti locali in cambio della promessa di scrivere,
una volta tornati in patria, almeno un articolo su quanto è
stato loro mostrato. Che è anche quanto di meglio la Cina ha
da esibire. Per tragica fatalità questo viaggio nello
Zhejiang ha coinciso con l’avvio di una campagna governativa
per la sterilizzazione forzata delle donne nelle aree
rurali. Un fatto che ha sconvolto il mondo e lo ha colto di
sorpresa in un momento in cui nessuno pensava che le
autorità cinesi avessero intenzione di far rispettare con la
violenza una politica come quella del figlio unico, che
sembrava avviarsi a conclusione. Da mesi chi poteva
permetterselo metteva in conto la multa per la nascita del
secondogenito, pagava e aggirava il divieto. L’ampliarsi del
fenomeno ha fatto scattare la repressione.
L’eco
di questo orrore arriva dall'Europa mentre i giornalisti
visitano i principali stabilimenti industriali dello
Zhejiang. L’unico modo per conoscere quello che accade in
Cina, quando si è in Cina, è avere degli informatori
esterni. Il muro di gomma e propaganda costruito ad arte dal
governo è difficile da scalfire. E quando lo si sperimenta
si arriva persino a comprendere come abbia fatto Beppe
Severnigni, inviato a Pechino nel 1989, a scrivere una serie
di reportage sulle biciclette mentre a piazza Tienanmen
entravano i carri armati. In questo paese dal doppio volto
nessuna parte è rappresentativa del tutto ma ognuna ha una
sua valenza, esiste e va considerata in quanto tale. La Cina
rurale e arretrata, che troppo spesso diventa teatro della
violazione dei diritti dell’uomo, coesiste in modo surreale
con l’altra parte del paese, quella più ricca e
industrializzata che traina l’economia mondiale. E quando si
descrive il boom del paese bisogna ricordarlo. Quando si
immagina la superpotenza che soppianterà gli Stati Uniti è
bene sapere che è di province come lo Zhejiang che si parla.
Non certo dello Yunnan, della Mongolia Interna o dello
Shaanxi. Ma lo Zhejiang è un fazzoletto di terra che conta
appena 50 milioni di abitanti. Una goccia nel mare di una
popolazione di un miliardo e trecentomila cinesi.
(c)
Ideazione.com (2006)
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