Già da alcuni anni, il sistema bancario italiano è sostanzialmente
semicommissariato da grandi player finanziari europei. All’inizio
del 2005 i francesi del Crédit Agricole erano azionisti di riferimento
della seconda banca italiana, Intesa; la banca spagnola Santander era azionista
di riferimento della terza banca italiana, San Paolo Imi; l’altro
gigante spagnolo Bbva era azionista di riferimento della sesta banca nazionale,
Bnl; Abn Amro, la grande banca olandese, protagonista influente degli equilibri
finanziari continentali – per esempio è cugina del gruppo editoriale
Pearson (FT ed Economist) per il tramite del principale azionista di entrambi,
un grande fondo d’investimento americano – era contemporaneamente
primo azionista delle banche numero 4 e numero 9 della classifica nazionale,
rispettivamente Capitalia e Antonveneta. A completare il quadro, la presenza
nel capitale del primo istituto, Unicredit, di una certa dose di azionisti
tedeschi.
Perché questa condizione, questo stato civile, divenisse oggetto
di attualità politica è stato necessario che nella questione
bancaria si introducesse alla luce del sole un elemento di scontro di potere.
All’inizio del 2005, infatti, Abn Amro e Bbva hanno manifestato l’interesse
di irrobustire la loro presenza sul mercato italiano. A marzo lanciavano
due offerte per il controllo di Antonveneta e Bnl. Siccome tali operazioni
sarebbero risultate non compatibili con il disegno di riassetto del sistema
bancario italiano immaginato e perseguito da Antonio Fazio, discusso governatore
della Banca d’Italia, lo stesso governatore organizzò una resistenza
all’assalto cosiddetto straniero servendosi di una eterogenea alleanza
di finanzieri (abbastanza) disinvolti e di nuovi protagonisti del sistema
economico, sostenuti da una rete di relazioni che giocava di sponda con
pezzi del sistema politico. Una guerra totale, di tutti contro tutti, in
cui gli elementi scatenanti furono: il tentativo dei ds, primo partito della
coalizione di centrosinistra, di sottrarre la Bnl all’influenza della
Margherita e di collocarla in un’orbita amica, attraverso l’intervento
dell’istituto assicurativo controllato dalle coop, Unipol; la creazione
di un polo finanziario nordestino al servizio del sistema d’impresa
lombardoveneta e non indifferente al disegno di rafforzamento del centrodestrismo
nordico.
Conclusione della storia, tutti i soggetti politici, le forze editoriali,
i gruppi economici i cui interessi erano coinvolti in questo scontro (a
cui si aggiungeva in un secondo tempo la battaglia per il controllo del
Corriere della Sera) si sono buttati nella mischia cercando di vestire il
pur legittimo scontro di potere in atto con argomenti che lo nobilitassero.
Lì abbiamo cominciato a discutere in Italia della questione del nazionalismo
economico contrapposta al vento dell’integrazione globale; ma abbiamo
osservato anche che le ragioni del mercato e della concorrenza utilizzate
in Italia a scopo mimetico – e arrivate come al solito con il ritardo
fisiologico causato dalla fine troppo recente del duopolio antimercato comunista
e (in parte) democristiano – sembravano già superate nel resto
d’Europa, dove gli interessi nazionali cominciavano a premere e a
condizionare negativamente il futuro dell’Unione: bocciata la Costituzione
in Francia, stravolta la direttiva Bolkestein a Strasburgo, proposta ancora
in Francia una legge anti-opa per difendere i settori strategici francesi
da interessi esteri, scoppiata in Polonia una battaglia per contenere l’irruzione
su quel mercato di una grande banca italia, Unicredit.
In questo clima, soprattutto sulla questione bancaria nasce da noi un dibattito
generale, a tratti non privo di passione sincera, di cui la tavola rotonda
che qui segue promossa da Ideazione e dall’Istituto Thomas More è
una parte interessante, a cominciare da uno dei temi che troverete centrali:
l’ipotesi che la dimensione territoriale, il rapporto reale tra banche
e comunità, sia l’unica misura possibile per far quadrare con
ragionevolezza il conflitto tra globalizzazione e interessi locali.
Marco Ferrante, caporedattore
economico de Il Foglio.
(c)
Ideazione.com (2006)
Home
Page
Rivista | In
edicola | Arretrati
| Editoriali
| Feuileton
| La biblioteca
di Babele | Ideazione
Daily
Emporion | Ultimo
numero | Arretrati
Fondazione | Home
Page | Osservatorio
sul Mezzogiorno | Osservatorio
sull'Energia | Convegni
| Libri
Network | Italiano
| Internazionale
Redazione | Chi
siamo | Contatti
| Abbonamenti|
L'archivio
di Ideazione.com 2001-2006