La scuola e il suo futuro interessano non solo
gli studenti e gli insegnanti ma anche e soprattutto i cittadini, siano essi
genitori, e quindi interessati al futuro dei loro figli, o imprenditori, che
sanno che senza giovani ben formati le imprese non hanno futuro. Gli
imprenditori credono fortemente nel ruolo delle istituzioni formative. La
severità con cui da anni Confindustria, prima con Giancarlo Lombardi, poi
con Carlo Calmieri, con Guido Barilla, con Silvio Fortuna e oggi con
Gianfelice Rocca denuncia i ritardi del nostro sistema dell’istruzione non
ha intenti distruttivi, ma vuole stimolare un più deciso impegno per la
modernizzazione della scuola. Il livello qualitativo dell’istruzione
italiana è molto basso. Lo avevamo detto chiaramente nel nostro documento
sulla competitività presentato a Parma nel marzo scorso. Proprio in questi
giorni una nuova indagine dell’ocse, denominata pisa (Programm for
international student assessment) conferma il nostro allarme. I nostri
studenti si collocano al 19° posto (su 32 paesi partecipanti all’indagine)
nella comprensione dei testi scritti, al 22° posto nelle scienze e al 26°
nella matematica. Siamo fra i cinque paesi che spendono di più per la scuola
e fra i cinque che rendono di meno.
Quando un palazzo brucia, prima di decidere la nuova planimetria bisogna chiamare i pompieri. La non qualità della scuola è una vera emergenza nazionale. Il modello organizzativo del sistema scolastico italiano è ancora statalista. L’autonomia concessa alle scuole è troppo limitata. C’è ancora troppo appiattimento e uniformità. All’autonomia nelle decisioni corrisponde l’irresponsabilità nei risultati. Occorre fornire ogni scuola di un consiglio di amministrazione responsabile della sua gestione. Bisogna dare più poteri reali ai capi di istituto, realizzare veri controlli di qualità, consentire alle scuole di assumere direttamente i docenti. Solo un vasto processo di liberalizzazione può favorire il miglioramento della scuola. La qualità nei servizi pubblici si raggiunge responsabilizzando chi li gestisce. Tra le modalità con cui può crescere la qualità della scuola in primo luogo sta la crescita della responsabilità e della libertà degli operatori della scuola.
Annunci come quelli contenuti nella Finanziaria di indiscriminate assunzioni
di “precari storici” a prescindere da ogni selezione di qualità, se da un
lato soddisfano legittime aspettative di numerosi aspiranti insegnanti
iscritti nelle graduatorie permanenti, dall’altro dà uno scoraggiante
messaggio a tutti i giovani talenti che potrebbero arricchire culturalmente
e ringiovanire la scuola ma non hanno fatto un numero sufficiente di anni di
supplenze e non sono iscritti alle graduatorie permanenti. Occorre
riconoscere che anche nei cinque anni della precedente legislatura la
maggioranza di governo non ha avuto sufficiente coraggio per introdurre
meccanismi di selezione meritocratica e di qualità nella scuola: la gravità
del ritardo accumulato ci impone di guardare all’esperienza di altri paesi
europei, quali la Svezia, la Finlandia, il Regno Unito che hanno
sperimentato strumenti per migliorare il rendimento del sistema di
istruzione rafforzando la competizione fra scuole.
Nella scuola italiana prima ancora che maggiori spese occorrono nuove regole che premino il merito dei docenti. Occorre premiare quei docenti e quelle scuole che realizzano l’autonomia con iniziative di raccordo con il territorio e con le imprese. Confindustria ha già realizzato un numero davvero considerevole di iniziative di raccordo con il mondo della scuola: sono 400.000 gli studenti che abbiamo coinvolto nelle nostre iniziative di orientamento; 200.000 gli studenti che hanno fatto stage nelle nostre imprese; 20.000 gli insegnanti che hanno partecipato a iniziative formative promosse dal sistema industriale; 3.000 i presidi che hanno partecipato ai nostri corsi di formazione manageriale; sono 3000 le scuole che partecipano al Progetto Qualità realizzato in collaborazione tra Confindustria e ministero dell’Istruzione.
Abbiamo realizzato tutte queste iniziative perché le scuole ci hanno
invitato a collaborare. Possiamo e dobbiamo fare di più. Un migliore
rapporto tra scuola e territorio è una delle principali condizioni perché la
scuola possa realizzare l’autonomia scolastica.
È sempre più importante per il nostro sistema paese avere una scuola che tenga conto delle esigenze effettive della società, sia in termini culturali che professionali. Per la scuola si pone un problema analogo a quello delle troppe imprese in nero al Sud: un problema di emersione. Bisogna aiutare tutta la scuola italiana ma soprattutto quella che grava in condizioni più disagiate ad emergere. Non si tratta ovviamente di una emersione dal punto di vista del fisco, ma da quello della qualità. Il rapporto dell’impresa con la scuola ha questo fine prioritario: migliorare la qualità delle risorse umane. E lo si può fare anche investendo di più sul rinnovamento degli impianti, dei laboratori, sulla ristrutturazione degli edifici, sulla formazione continua degli insegnanti, sul raccordo con il territorio. Ogni scuola costituisce nel suo territorio un nucleo vivo di sviluppo. Una scuola che funziona bene concorre in modo determinante allo sviluppo del suo territorio.
Anche l’impresa vive nel suo territorio e spesso sceglie di fare
investimenti che ne favoriscano lo sviluppo culturale. Tra i molti
investimenti culturali delle imprese il più importante è quello fatto nelle
scuole. Perché le imprese possano fare di più occorre però incoraggiare le
scelte di investimento che gli istituti scolastici volessero effettuare
direttamente in base alla loro autonomia. Sarebbe inoltre auspicabile che
all’investimento da parte del mondo imprenditoriale corrispondesse da parte
dello Stato l’impegno a favorire una più profonda integrazione tra impresa
“investitrice” e scuola beneficiaria, anche attraverso riconoscimenti
economici ai docenti che si impegnino in corsi di aggiornamento promossi
dall’azienda. Confindustria non potrà che apprezzare governi fortemente
impegnati ad affrontare i problemi dell’istruzione ed assicurare il suo
sostegno a una politica di miglioramento dell’efficienza del sistema
dell’istruzione.
Il sistema dell’istruzione è oggi nella società della conoscenza e della rivoluzione tecnologica elemento decisivo per l’accrescimento professionale degli individui e il rilancio della competitività delle imprese. Come le imprese devono tenere il passo del cambiamento puntando sull’innovazione e la qualità, così il futuro della scuola sta nell’innovazione e nella qualità dei processi organizzativi, dell’apprendimento dei ragazzi, della preparazione degli insegnanti. La vera sfida è realizzare una forte alleanza tra pubblico e privato con l’obiettivo di migliorare la qualità del sistema educativo. La vera riforma è culturale e organizzativa, va ben al di là dell’architettura istituzionale e riguarda il fare scuola quotidiano.
Claudio Gentili, direttore Nucleo Education Confindustria.
(c)
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