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La probabile intesa tra democratici e radicali si è sviluppata sull’asse Pescara – Salerno: l’abboccamento lanciato in apertura di tour elettorale dal candidato premier dei democratici, ha trovato risposta durante il congresso dell’associazione Coscioni, amplificata dalle frequenze di Radio Radicale. Oggi si dovrebbero conoscere i dettagli dell’accordo, anche se pare evidente come il rapporto di forza giochi interamente a favore di Veltroni. Il dilemma pannelliano è presto detto: accettare le sette candidature all’interno delle liste democratiche, mettendo nel cassetto il proprio simbolo, oppure correre da solo rischiando seriamente di vedersi cancellato del panorama parlamentare? Le percentuali minime per avere diritto alla rappresentanza istituzionale, 4 per cento alla Camera e 8 per cento al Senato, appaiono praticamente irraggiungibili. Quasi certamente il leader radicale accetterà in toto le condizioni dettate da Veltroni: un ministero forte (sanità o lavoro) per Emma Bonino e due ruoli istituzionali (Marco Cappato alla presidenza di una commissione e Maurizio Turco delegato d’aula) per altrettanti eletti. Nomine che garantirebbero ai radicali di autofinanziarsi ancora almeno per la durata della prossima legislatura. Per Marco Pannella si profilerebbe la invece la ricandidatura alla Europee 2009.
Movimenti importanti anche nel centrodestra, animato dalla scissione dell’Udc. Gianfranco Fini capisce ma non giustifica la scelta di un Pierferdinando Casini più deciso che mai a strappare il maggior numero di consensi possibile all’interno di quella che è ormai l’ex Casa della Libertà. Appare evidente come il leader centrista abbia voluto giocarsi il tutto per tutto nell’ottica della successione berlusconiana. In caso di clamoroso successo metterebbe in seria discussione la posizione del presidente di Alleanza nazionale. Ma è altrettanto vero che in caso di sconfitta sarebbe lui stesso a spianargli la strada verso la leadership del centrodestra. Giuliano Ferrara, dopo essersi gettato nella mischia con la sua lista, vorrebbe apparentarsi con il Popolo delle libertà. Berlusconi non pare del tutto convinto, pur sapendo che un eventuale apparentamento con la lista anti-abortista potrebbe catalizzare il voto di molti cattolici insoddisfatti dalla scelta veltroniana di accettare i radicali. In caso di vittoria il direttore del Foglio vorrebbe per sé il ministero della Salute con l’intenzione di restringere l’ambito di applicazione dell’aborto. (ste.cal)
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