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Come cambierà la
politica estera italiana
Radio Free Europe, emittente con base a Praga, pubblica un’ampia
analisi, nella quale coinvolge osservatori e studiosi di diversa estrazione,
dal professor Emilio Viano dell’American University di Washington a
Oksana Pakhlovska, docente ucraina della Sapienza
di Roma. Dopo aver evidenziato che i temi del declino economico hanno
monopolizzato le scelte degli elettori, Viano considera l’elezione di
Berlusconi una buona notizia per gli Stati Uniti, a prescindere da chi
vincerà le prossime elezioni negli Usa: con la Germania di Angela Merkel e
la Francia di Nicolas Sarkozy, l’Italia di Berlusconi è il terzo grande
Paese europeo che torna ad essere amico di Washington. E questo non potrà
che rimettere su una buona carreggiata i rapporti transatlantici. Non solo
America, però. Proprio per contrastare l’impasse economico, uno dei punti di
forza del nuovo esecutivo sarà lo speciale rapporto che lega Berlusconi a
Vladimir Putin (e di cui abbiamo avuto un primo assaggio con la visita del
neo-premier russo in Sardegna, commentata da
Ideazione) e l’intensificazione dei numerosi legami industriali già
esistenti tra le imprese energetiche dei due Paesi. La special
relationship con Mosca preoccupa invece Kiev, che teme un irrigidimento
dell’Italia sull’ingresso dell’Ucraina nella Nato (punto sul quale già il
governo Prodi aveva tuttavia optato per il campo del rinvio). La Pakhlovska
guarda a Putin quando accusa Berlusconi di essere “un amico di tutti i
populisti”, ma allora su questo piano non dovrebbero esserci troppi problemi
con l’affascinante iper-populista Julia Timoshenko. La seconda
preoccupazione ha più una valenza di politica interna e riguarda
l’atteggiamento di maggior durezza del centrodestra rispetto al tema
dell’immigrazione clandestina ed extracomunitaria. Sul piano europeo,
invece, c’è attesa. Difficile che il centrodestra ripercorra la strada
dell’euroscetticismo degli anni precedenti. Vale per Bruxelles quello che
vale nel rapporto con Washington: ci sono in Europa molti più governi
politicamente vicini di prima, dalla Germania alla Francia alla Polonia, per
non parlare dei tradizionali buoni rapporti anche con leader di opposto
orientamento politico come Zapatero in Spagna o Gordon Brown in Gran
Bretagna. L’Italia potrà sorprendere, conclude con curiosità e una ventata
di ottimismo Radio Free Europe.
Putin tra gossip, Medved e il viaggio mediterraneo
Settimana intensa a Mosca, più per le questioni politiche che non per la
sparata di
Moskovski Korrespondent, tabloid di proprietà di Alexander Lebedev
(oligarca e deputato del partito filoputiniano Russia giusta, cui appartiene
pure la
Novaya Gazeta), secondo cui il presidente russo avrebbe divorziato dalla
moglie Ludmila e starebbe per sposare la bella ex ginnasta Alina Kabayeva
passata alla politica. Nessun commento in proposito dai diretti interessati,
con il portavoce di Putin Dmitry Peskov irrintracciabile tra Libia e
Sardegna. Bufala indegna di risposta nata forse da una battuta di Svetlana
Medvedeva, futura first lady, il primo di aprile o rumour artefatto ad hoc
da qualche furbetto del Cremlino? Basterà aspettare qualche giorno o
settimana per vederci qualcosa di più della “sindrome Sarkozy” ipotizzata
dal giornale russo.
Il tema centrale in Russia è stato (oltre alla visita ufficiale in Libia ben sintetizzata sull’agenzia di stampa Ria Novosti e sul Moscow Times, e la quasi improvvisata in Sardegna ripresa tra gli altri dalla Deutsche Welle) quello dell’arrivo al vertice del partito Russia unita di Vladimir Putin. Il capo di Stato e futuro primo ministro (il 7 maggio gli subentrerà al Cremlino Dmitry Medvedev) avrá secondo Vedemosti il peso maggiore nel nuovo insolito tandem che guiderà prossimamente la Russia. Russia unita è in grado di bloccare alla Duma le proposte di legge del presidente (con 315 deputati si aggira tranquillamente il veto presidenziale) e le assemblee regionali possono evitare le nomine di nuovi governatori proposti dal Cremlino. Oltretutto, se in futuro a Medvedev saltasse in mente di cambiare premier, è facile intuire che con questa situazione parlamentare non verrebbe accettato nessun altro candidato. Della stessa opinione è Radio Free Europe, alle spalle un glorioso passato nella propaganda antisovietica, che cita Lilia Shevtsova del Carnegie Center di Mosca e Stanislav Belkovsky, analista prima vicino alla presidenza, ora tenuto a distanza per la sua apparente inaffidabilità. Per entrambi in ogni caso Putin vuole rafforzare la sua posizione anche come premier, per evitare inconvenienti e preparasi la strada del futuro al di fuori del Cremlino.
Per Vremia Novostei la nuova costellazione Putin-Medvedev non è priva di insidie e potrebbe condurre a conflitti tra i vari gruppi di potere. Il giornale riporta le parole di Dmitry Oreshkin, capo analista del gruppo Mercator, secondo il quale il futuro primo ministro Vladimir Putin e coloro che stanno dietro di lui hanno bisogno di un consolidamento di tutte le risorse amministrative per far sì che il successore Medvedev non abbia la possibilità nel futuro di alimentare una rivolta contro l’attuale elite dirigente. Per Smartmoney Putin a capo del governo russo, assumerà un ruolo di peso mai assunto da altri premier, soprattutto per quel riguarda il controllo sulle regioni, alcune delle quali verranno fuse per facilitarne il controllo e la gestione.
Le riforme di
Sarkozy: rifondare la democrazia sociale
La settimana politica francese si è snodata sul tema delle riforme nel
settore pubblico, ritenute una priorità dal governo di François Fillon dopo
la sconfitta elettorale amministrativa. Il confronto è acceso proprio
all’interno dell’Ump, il partito del presidente. Ne parla approfonditamente
Le Figaro Dopo il richiamo all’ordine di Nicolas Sarkozy ai ministri del
governo, è il momento della sollevazione dei deputati che lamentano
l’assenza di dibattito all’interno sia del gruppo parlamentare che del
partito stesso. Del disagio si fa portavoce l’ex primo ministro Jean-Pierre
Raffarin: sulla riforma della giustizia siamo stati messi di fronte al fatto
compiuto, non è il caso che accada lo stesso anche sui temi della sanità e
sulle politiche pubbliche in generale. E avverte il governo del rischio di
un ingorgo riformista che potrebbe far fallire i progetti e deludere i
francesi. Ma sempre su questo tema il presidente Sarkozy interviene con una
“tribune” pubblicata dal quotidiano
Le Monde nella quale, dopo aver fatto un bilancio positivo della
concertazione con i sindacati e le parti sociali, assicura che il governo
proseguirà su questa strada, discutendo e concordando le riforme necessarie.
Ma la via è questa: la rifondazione della nostra democrazia sociale è ormai
all’ordine del giorno.
Amburgo, via al
primo governo Cdu-Verdi
Il primo governo tra conservatori e verdi a livello regionale è ormai ai
nastri di partenza ad Amburgo. I due partiti locali hanno raggiunto
l’accordo e l’esperimento può partire. I lettori che vogliono recuperare le
puntate precedenti possono ricorrere a questo articolo su
Ideazione. Ma il dibattito in Germania prosegue, anche con una certa
euforia. La domanda è se questa strana alleanza possa essere proposta anche
a livello nazionale, dal momento che secondo tutti i sondaggi anche le
prossime elezioni politiche potrebbero riproporre il quadro incerto di tre
anni fa. Tutta la politica è in movimento, alla ricerca di nuove alleanze da
costituire non sulla base dell’emergenza contingente ma di programmi seri e
duraturi. Dibattito affascinante. Qui i contributi sul tema raccolti da
Süddeutsche Zeitung,
Frankfurter Allgemeine,
Rheinischer Merkur,
Cicero,
Die Zeit,
Der Spiegel.
Vote
blue, go green: i Tories ecologisti
Ma anche in Gran Bretagna i conservatori approfondiscono la “svolta verde”
imposta dal giovane leader David Cameron. Un suggerimento anche a
Berlusconi, vista anche la debacle dei verdi a sinistra? Chissà. Intanto i
Tories lanciano per il prossimo voto locale lo slogan “Vote blue, go green”,
come riporta la cronaca politica della tv satellitare
Sky e il quotidiano
Liverpool Echo. E come è possibile
leggere o
ascoltare dalla voce dello stesso David Cameron nel filmato pubblicato
sul suo blog.
La mafia di Sofia
(e Bucarest)
Preoccupa Bruxelles la recrudescenza della criminalità organizzata in
Bulgaria e la persistenza della corruzione in Romania. I due nuovi membri
dell’Unione continuano a fornire abbondanti motivi di preoccupazione. La
Bulgaria in particolare, traumatizzata da recenti omicidi in stile mafioso
che sono costati le dimissioni del ministro degli Interni Rumen Petkov e che
non sembrano essere slegati da complicità di tipo politico che coinvolgono
il partito socialista al potere: il governo potrebbe avere i giorni contati.
Ne parla il Financial Times,
ricostruendo la vicenda criminosa di Sofia e allargando la questione
all’intera
area balcanica. Intanto, sempre dal quotidiano finanziario britannico di
qualche settimana fa, la
fine del sogno turistico di un resort bulgaro sul Mar Nero: piove sul
bagnato. Per questo motivo, ammonisce la rivista
Transition Online passando dai Balcani all’intera Europa
centro-orientale, i nuovi Paesi membri dell’Ue non possono illudersi di aver
completato le loro riforme istituzionali e sociali con l’ingresso nel club.
L’allargamento è concluso ma la storia, a Oriente, non è finita. E il lavoro
da fare è ancora tanto.
(ha collaborato per il capitolo sulla Russia Stefano Grazioli)
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